MARCO SIOLI

Il collasso di Haiti

Ricostruire la lunga storia di Haiti, oggetto di proiezioni e interessi politici ed economici, senza ipocrisie e mistificazioni: anche questo è un mezzo per riscostruire-

(01 febbraio 2010)

...continua

VITTORIO BEONIO BROCCHIERI

L'oblio condiviso

E se il razzismo degli italiani, allontanato e riposto accanto al fascismo come un errore passeggero sia stato in un certo senso strutturale alla nostra identità di stato europeo? Che sia venuto il momento di pensarci?

(01 dicembre 2011)...

CAETANO VELOSO

Haiti

il testo di una canzone del '93, omaggio e lamento dedicato ad Haiti.

(13 gennaio 2010)...

ROSSANA DI FAZIO

Il mio libro di Natale

«Corri corri ragazzo corri...» Ritmo, disegno, narrazione, il romanzo a disegni di Davide Reviati è l'occasione di ripensare a che razza di patto fra le generazioni abbiamo intenzione di tentare.

(24 dicembre 2009)...

CARLA STAMPA

Ci vuole un fisico bestiale

Ci sono settimane cruciali, e ragionamenti e deduzioni che meritano di essere ricordati perchè a raccontarle poi, non ci si crede. Richiedono, anche, grande forza d'animo e nervi saldi...

(21 dicembre 2009)...

Lavori in Corso

I numeri delle donne

Marco Sioli

Il collasso di Haiti

una storia politica oltre la tragedia

Frantz Zephirin, Aristide, 2000

Non c'era bisogno del terremoto per devastare Haiti. L'economia del paese del vodou è in ginocchio da decenni. Come se sulla metà dell'isola dell’antica Hispaniola si fosse combattuta una lunghissima guerra. Haiti è sempre più misera e sempre più popolata. Da quattro milioni di persone del 1961 siamo passati a più di otto milioni di oggi. Gli haitiani vivono con un reddito medio di seicento dollari l'anno e sono i più poveri dell'emisfero occidentale, due terzi di loro sopravvivono solo grazie ad un'agricoltura di sussistenza e grazie agli aiuti umanitari. A questo punto possiamo chiederci se forse siano proprio gli aiuti umanitari, come è stato recentemente affermato anche per quanto riguarda molte aree dell’Africa, ad essere il vero problema.

Non parlo degli aiuti giunti sull’isola dopo il terremoto, parlo delle associazioni che erano già presenti sull’isola e che sono state a loro volta travolte dal terremoto. Il terremoto è arrivato e ha amplificato una situazione difficile, così come era avvenuto durante la rivolta degli schiavi alla fine del Settecento, e ha riportato l’attenzione su un’isola dimenticata. Basta leggere i libri di storia per farsi un’idea della situazione geologica dell’isola e capire subito che il terremoto è una costante nell’area di Port-au-Prince. Ci si può chiedere al massimo perché oggigiorno non vengano costruiti almeno gli edifici pubblici – la Casa bianca haitiana, gli alberghi internazionali, i supermercati – tenendo presente questo particolare stato critico del sottosuolo haitiano.
Problemi antichi che si ripropongono nel presente e che hanno messo in ginocchio un territorio martoriato. Il prevedibile, ma non previsto, terremoto si è sovrapposto ai mali più antichi di Haiti come la sovrappopolazione e il saccheggio delle risorse da parte delle corporations. Da un lato il piccolo contadino haitiano che con il fazzoletto di terra che usa per sfamarsi non riesce a sviluppare una produzione diffusa e competitiva con le altre economie, dall’altro le multinazionali che esportano il legno, causa non secondaria della deforestazione di Haiti. I pochi prodotti pregiati da esportazione come i manghi, il caffè, la canna da zucchero e il rum rimangono ancora nelle mani delle élite locali. L’80 per cento della forza lavoro non ha un’occupazione formale, circa la metà degli haitiani è analfabeta e il 22 per cento è sieropositivo. Per anni chi si è interessato di ecorazzismo ha letto rapporti sui residui degli inceneritori di Philadelphia sparsi sulla spiaggia di Gonaives come fertilizzanti.

Chi sono i responsabili di questo sfacelo. In primo luogo le dittature. Dopo le prime elezioni a suffragio universale, nel 1957 giunse al potere Francois “Papa Doc” Duvalier che nel 1964 si dichiarò presidente a vita. Alla morte, nel 1971, di Duvalier successe il figlio diciannovenne Jean-Claude, “Baby Doc”. Il giovane neo-presidente, a vita anche lui, rimase al potere per quindici anni e venne deposto nel 1986 dopo una serie di sanguinose rivolte contro il governo, che usava i temibili Tonton Macoute, le milizie paramilitari che rispondevano direttamente al dittatore e prendevano il nome da uno spirito cattivo che rapisce i bambini.

Nel 1991, Jean-Bertrand Aristide fu il primo presidente eletto democraticamente, ma fu deposto poco dopo da un colpo di stato. Seguirono tre anni segnati dal brutale controllo di una dittatura militare. Nel 1994, l'intervento americano riportò Aristide al potere. Due anni dopo, fu la volta di René Preval, ma Aristide ritornò al potere nel 2001. Tre anni dopo, il governo di Aristide fu deposto da un colpo di stato e il presidente fuggì prima in Giamaica e successivamente in Sudafrica. Ancora una volta sono intervenuti militarmente gli Stati Uniti per riportare l'ordine nel paese nominando un giudice della Corte Suprema come presidente. Le elezioni del 2006 hanno riportato René Preval alla presidenza, ma non senza tumulti e rivolte.
In un panorama segnato da tanta instabilità e assenza totale di governo non c'è da meravigliarsi se Haiti sia ridotta allo stremo anche dal punto di vista idrogeologico. La mancanza di lavori pubblici e di processi di ri-forestazione ha reso le condizioni di vita della gente comune sempre più difficili. Riprendendo una citazione dell’ultimo romanzo di Madison Smart Bell dedicato alla rivolta di Toussaint Louverture, Il Napoleone nero (Alet, 2004), possiamo affermare: «Succederà di nuovo. Non avrà mai fine. Perché le persone che comandano non conoscono la storia».

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TU COME LA VEDI?

MARIA TERESA PANUNZIO

codice e pin

li vedo "vuoti", come mai?

RAZZISMO O XENOFOBIA?

Per prima cosa, all'elenco dei giorni della memoria che Brocchieri ha fatto all'inizio dell'articolo ne aggiungerei due, rigorosamente ignorati dai me...

E' vero!

Sono assolutamente d'accordo con le Sue conclusioni che d'altronde sarebbe ingenuo non accettare con la documentazione alla quale Lei ha accennato. Ag...