Gianni Rossi Barilli

Gianni Rossi Barilli
Gianni Rossi Barilli

È partita il 12 ottobre su Gay.tv la lunga marcia di Queer as folk (versione americana), un serial rigorosamente gaio che negli Stati Uniti e in Canada è già un fenomeno di culto e sta per tagliare felicemente il traguardo della quarta stagione televisiva Gli americani amano fare le cose in grande. Perciò quando quattro anni fa hanno di rifare in salsa yankee la miniserie televisiva britannica Queer as folk (prodotta da Channel 4 in dieci episodi, ora anche su videocassetta, vedi box a pagina___), hanno pensato di rimpolparla un po’. La cura ha funzionato così bene che finora gli episodi prodotti sfiorano la sessantina, mentre si prepara un nuovo ciclo di puntate che saranno trasmesse in Nordamerica dai canali a pagamento Showtime e Showcase a partire dalla primavera prossima.

È chiaro però che a questo punto il prodotto è un po’ cambiato. La “scena” si è trasferita da Manchester a Pittsburgh Usa, i personaggi hanno facce e nomi diversi e la storia si è trasformata in un sontuoso polpettone dai ritmi lenti quasi come la nostra esistenza. Sempre di polpettone gay comunque si tratta, anzi di un’enciclopedia delle omosessualità che una puntata dopo l’altra propone modelli di comportamento e parla di molti aspetti della vita gay e lesbica, se non proprio di tutti: il coming out, l’amore, la coppia, il battere, la maternità/paternità gay/lesbica, l’orgoglio e il pregiudizio, la discoteca, le droghe, l’Aids eccetera.
Una vera saga, insomma, con l’ambizione di rappresentare la realtà in modo attendibile. A cominciare dal sesso, che viene raccontato a volte nel modo più esplicito concesso dalla destinazione televisiva, il che in Italia pare senz’altro motivo sufficiente per scoraggiare la messa in onda della serie da parte di una rete di grande ascolto.

Per fortuna quindi che c’è il satellite e che c’è Gaytv, che aveva già trasmesso l’anno scorso la versione inglese di Queer as folk e trasmette ora le prime tre serie di quella americana. Una puntata ogni domenica (dal 12 ottobre) per un totale di cinquantasei episodi.
“Avere questo telefilm su Gay”, dice Giampaolo Marzi, responsabile per le acquisizioni di cinema e fiction della rete, “è un piccolo miracolo, che siamo riusciti a realizzare perché abbiamo avuto come interlocutori persone disponibili e intelligenti. La serie è un prodotto di qualità e di successo, come dimostra il fatto che sia arrivata al quarto anno di programmazione e che la produzione abbia deciso nelle ultime due stagioni di dare un’ulteriore spinta qualitativa al progetto, coinvolgendo autori e registi molto in gamba. Negli Stati Uniti Queer as folk è stato un fenomeno di grande rottura, televisivamente, e ha portato ad alti livelli la rappresentazione dell’omosessualità in Tv, aprendo la strada a successive operazioni. Il successo è testimoniato anche dai fans club, dal commercio di videocassette, dvd e gadget vari e dalla carriera che alcuni dei protagonisti hanno fatto grazie alla serie”.

Per quanto riguarda i fans, basta un’occhiata nel web per avere un’idea. Digitando “queer as folk” su Google escono fuori 272.000 rimandi e si fa subito conoscenza con il pubblico più impegnato. Nella home page di Fun-fucking-tastic, sito ufficiale dei fans di Queer as folk, si legge per esempio: “Cosa posso dire per descrivere Queer as folk che possa realmente comprendere tutto quello che significa per me? Niente, davvero. Se sei come me e praticamente respiri Queer as folk, unisciti a noi!”.
A un altro link si trova un test per misurare la propria “Queer as folk personality” e a un altro ancora si incontra un gruppo di veri irriducibili, che non per niente si è battezzato “Queer as folk addiction” (dipendenza da Queer as folk). I frequentatori di questo sito sono devoti in modo particolare alla presenza scenica, in effetti molto favorita da madre natura, del giovane Gale Harold
(di cui ultimamente si è accorto anche il cinema), che appare decisamente a proprio agio nei panni del sex symbol della storia Brian Kinney.
Già nella prima puntata l’abbiamo visto passare all’azione, svestito di tutto punto, in scene d’amore tenero e selvaggio.
Non serve alcuno sforzo d’immaginazione per capire perché l’ancor più giovane Justin (interpretato da Randy Harrison, che ha cominciato a lavorare a sette anni e pur avendo ancora i brufoli ha già vinto un premio alla carriera) ha scelto lui per la sua “prima volta”. E neppure stupisce che Brian sia l’oggetto non troppo segreto del desiderio di Michael, l’amico del cuore sempre pronto a correre e soccorrere, di cui Hal Sparks fornisce un’apprezzabilissima versione.

La bellezza di Brian è il motore iniziale della vicenda anche in sensi meno prevedibili, perché di sicuro, se questo rampante (e un po’ arrogante) pubblicitario di Pittsburgh che passa le sue nottate a sconvolgersi di droghe e sesso non fosse stato così bello, non sarebbe venuto in mente a due amiche lesbiche di sceglierlo come donatore di sperma per avere un bambino.
Poi comunque la storia si complica e sulla lunga distanza, come il genere richiede, c’è spazio per tutti gli elementi del gruppo, ognuno con le sue gioie, le sue pene e le sue differenze in un universo gay che non è fatto solo di bella vita e tacchi a spillo, ma nemmeno solo di clandestinità e tragedia come da cliché.
È il caso di sottolineare ancora che questo modo di raccontare, in televisione, è un progresso verso l’abolizione della censura del desiderio omosessuale, e quanto questo sia importante è testimoniato a dall’influenza che i modelli televisivi hanno, nel bene e nel male, sulla maggior parte delle persone. È un passo avanti anche rispetto a sit-com brillanti come Ellen e Will & Grace, che parlano molto di sesso ma solo scherzando, e non a caso sono passate abbastanza tranquillamente sui nostri teleschermi maggiori. Per Queer as folk, invece, non c’è stato niente da fare. Qualcuno forse ricorderà che due anni fa (prima che la trasmettesse Gay.tv via satellite) la versione inglese della serie era stata inserita nel palinsesto de La 7, ma la rete all’ultimo momento decise di non mandarla in onda dopo una serie di polemiche preventive organizzate dai soliti cattolici, che qualche pressione devono pur averla fatta anche per vie riservate.
Visto che il principale ostacolo all’affermazione dei diritti di cittadinanza degli omosessuali sembra di natura religiosa, è quindi ancora più appropriato definire un “miracolo” l’arrivo di questo tormentone gay sui nostri schermi per intercessione del satellite.

QUEER AS FOLK: le prossime puntate in onda su Gay.tv

EPISODIO 4 (domenica 2 novembre)
Brian scopre che Ted, in coma per overdose, l’ha investito delle sue cure con una specie di testamento, e non sa cosa fare. Insieme a Michael ed Emmett si preoccupa di nascondere la collezione di materiale pornografico dell’amico malato alla madre che vuole visitarne la casa.
Mentre i tre rovistano nell’appartamento di Ted in cerca del materiale incriminato si imbattono in un piccolo santuario dedicato a Michael.
Intanto Jennifer (Sherry Miller), madre di Justin, chiede molto esplicitamente al figlio se ha un fidanzato, provocando lo shock del ragazzo che si rifugia in casa dell’amica Debbie.
Ted finalmente si riprende dal coma per cogliere Brian in pieno rapporto sessuale con un infermiere.

EPISODIO 5 (domenica 9 novembre)
Justin e sua madre decidono di affrontare sedute specialistiche per risolvere alcuni nodi del loro rapporto.
Ted si convince a non frequentare più i bar gay dopo essere soravvissuto all’overdose.
Michael si procura una storta che fa curare dal dottor David Cameron (Chris Potter), dal quale riceve, oltre alle cure, un invito a cena. Tuttavia le aspettative di Michael vengono disattese dal bel dottore che non intende proseguire a letto l’incontro.

EPISODIO 6 (domenica 16 novembre)
Justin, che si offre di fare da baby sitter a Gus, svela il suo talento di ritrattista a Lindsay, che lo esorta ad esporre presso il “Gay and Lesbian Center”. Durante l’esposizione Brian acquista il suo ritratto nudo, eseguito dal giovane amante.
Ted invece, sempre convinto a tenersi alla larga dai club gay, decide di frequentare un gruppo di trentenni in cerca di qualcosa di più del sesso e incontra un uomo che condivide molti interessi. Nonostante la mancanza di attrazione sessuale fra i due, Ted insiste fino a quando, al momento di consumare, si rende conto di non potercela fare. Affranto ritorna in un locale gay.
Intanto Brian approfitta del suo ascendente su Michael per allontanarlo da David, che furente trascina Michael fuori dal club in cui Brian gli sta procurando droga.

EPISODIO 7 (domenica 23 novembre)
Justin è costretto ad affrontare suo padre Craig (John Furey) che non accetta l’omosessualità del figlio e minaccia di denunciare il suo amante Brian per abuso di minore.
Il weekend romantico in montagna che David e Michael avevano pianificato è interrotto dalla notizia che Brian è vittima di un incidente d’auto. Al ritorno la coppia scopre che la loro presenza non era necessaria ma che Brian aveva semplicemente voluto esercitare ancora una volta la sua influenza su Michael. Intanto Brian apprende che il guidatore sconosciuto, causa dell’incidente, altri non è che il padre di Justin.
Più tardi al “Babylon”, David affronta Brian intimandolo di smetterla di manipolare la vita di Michael.

EPISODIO 8 (domenica 30 novembre)
Il padre di Justin, dopo aver aggredito Brian all’uscita dal “Babylon”, intima al figlio di non frequentare più locali gay se vuole ancora avere una casa. Intanto la madre si reca presso l’ufficio di Brian con l’intenzione di affidargli tutti gli effetti personali del figlio.
Brian è costretto ad affrontare la situazione e convince Justin a parlare con i genitori. Di fronte alle minacce di Craig e Jennifer di cacciare il figlio di casa anche Brian si persuade dell’inutilità ad insistere nel dialogo.
Michael guadagna una promozione al Q Mart ma continua a sentire lo stress causato dalla sua incapacità a dichiarare la propria omosessualità sul lavoro.

BOX 1 (con foto)

Queer as folk in Dvd
Il primo Queer as folk prodotto tra il 1999 e il 2000 dalla rete britannica Channel four esce ora in Dvd e Vhs anche per il mercato italiano (con debito doppiaggio), distribuito da Dynamic Italia e disponibile dalla prima settimana di novembre.
Qui i protagonisti si chiamano Stuart, Vince e Nathan, vivono a Manchester e sono gli originali a cui si ispira la successiva omonima serie americana.
Stuart è il bello, dannato e rampante, Vince l’amico fedele che lo ama in silenzio e Nathan il biondo liceale che se ne innamora perdutamente al primo sguardo.
Le loro storie per niente perfette hanno appassionato e scandalizzato mezzo mondo, e il fatto che siano state tanto rapidamente clonate in America è il segno evidente dell’impatto che hanno avuto. Il racconto, in questa versione originaria composta da due serie per complessivi dieci episodi, è più stringato e graffiante, mentre per quanto riguarda la scelta degli attori il cast del Queer as folk inglese non ha molto da invidiare a quello del ciclo americano. Anche in questo caso, infatti, le doti naturali vanno a braccetto con un ottimo bagaglio professionale, quanto basta a rendere i personaggi affascinanti, convincenti e in grado di emozionare, a dispetto di qualche falla sul piano della narrazione complessiva.
Un’ottima idea per un regalo natalizio.

BOX 2 (con foto)
La Luxuria va di moda
Si intitola “Punti di svista” la nuova rubrica di Vladimir Luxuria in onda ogni domenica su La 7, a partire dalle 23:30 circa, all’interno del programma “Moda” condotto da Cinzia Malvini. Anche Vladimir si occupa a modo suo di costume e tendenze, in collegamento dal salotto di casa sua, con l’assistenza di una “maggiordonna” e di una drag-cameriera in divisa d’ordinanza

BOX 3 (con foto)
Will&Grace prima di cena
Dopo un sensazionale esordio in piena estate, la serie Will&Grace, che ha per protagonisti un avvocato gay e un’arredatrice etero trentenni e newyorchesi, si è guadagnata sul campo il diritto a restare nel palinsenso di Italia 1.
Dal 27 settembre ogni sabato alle 19 la rete Mediaset trasmette gli episodi di questa sit-com, gaia fino all’impossibile, con gran disappunto di qualche gruppo di genitori-censori, che ha tentato senza riuscirci di ottenere uno spostamento dell’orario di programmazione in una fascia “solo per adulti”. Il guaio è che per gli aspiranti censori gli appigli sono davvero pochini, in assenza di immagini scandalose, linguaggio scurrile e simili. Vero è che i personaggi della sit-com parlano di sesso spesso e volentieri, ma usando codici da commedia raffinata, che in genere annoiano a morte i bambini. A meno che non si tratti di bambini che hanno l’opera omnia di Cher sul comodino, nel qual caso la visione di Will&Grace non potrà che risultare utile e pedagogica ed è quindi altamente consigliabile.
Nel cast, oltre a Will e Grace, figurano altri due protagonisti fissi: Jack, una checca pazza e scatenatissima che sembra un po’ la caricatura gay di Paperino, e Karen, una miliardaria alcolizzata e farmacodipendente che spara a raffica battute al vetriolo, ma in fondo ha un cuore d’oro.
Jack, che come Paperino è sempre senza un soldo e lavoro, vive della generosità di Will, mentre Karen usa l’incarico onorario di assistente arredatrice di Grace come alibi per potersi meglio dedicare all’alcol e alle pillole.
La maldestra ricerca di gratificazioni dei vari membri di questo gruppetto, intorno al quale ruota una puntata dopo l’altra una bizzarra folla di parenti, amici, fidanzati e conoscenti (talvolta impersonati da star di gran nome), crea innumerevoli situazioni surreali, che alimentano il ritmo rapido delle battute ironiche su cui si regge il programma.
Un grande gioco di società, che schiaffeggia amabilmente gli stereotipi gay non meno di quelli etero, ma finisce sempre con il sorriso sulle labbra. Litigare, in fondo, è solo un pretesto per fare pace. Basterebbe questo, in un oceano di Tv volgare, per rendere meritoria la messa in onda di Will&Grace.
Bisogna però aggiungere che questa divertente serie rende un servizio prezioso alla comunità, familiarizzando il pubblico con l’umorismo e la cultura gay. Anche se chi non ha esperienza specifica in materia potrebbe pensare, sentendone parlare in Will&Grace, che il fist-fucking sia un nuovo gioco da fare con la Playstation…
Gli episodi ora in onda su Italia 1 erano già stati trasmessi nelle scorse stagioni sui canali satellitari di Telepiù. E sempre sul satellite, il canale Fox di Sky Tv trasmette in queste settimane episodi ancora inediti in Italia.

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