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Felice Lima è giudice del Tribunale di Catania; questo articolo è stato pubblicato il 6 novembre sul blog http://toghe.blogspot.com, al quale si rimanda per gli articoli di Bruno Tinti e Franco Daroma citati nel testo.
Wikipedia definisce la “demagogia” come segue:
Di frequente utilizzo nel dizionario politico, con accezione dispregiativa indica il comportamento di colui che utilizza frasi retoriche ed esprime promesse inconsistenti per accaparrarsi il favore dell'elettorato, facendo spesso leva su sentimenti irrazionali, ed alimentando la paura o l’odio nei confronti del nemico o dell'avversario politico. In altri termini, la demagogia è l'attività del politico che, in vista del proprio favore, spinge il popolo a fare qualcosa contro il suo stesso interesse, sviando la percezione delle necessità reali”.
La “demagogia” non ha niente a che fare con la “democrazia”, della quale costituisce un vero cancro.
Quella che vediamo da anni ad opera di tanti nostri politici di ogni colore (ovviamente non di tutti, ma di troppi fra i più potenti) è pura “demagogia”. In questi giorni abbiamo visto questo “cancro” diffondersi con una virulenza particolarmente preoccupante.
Il fatto è la rapina con violenza carnale e omicidio ai danni di Giovanna Reggiani a Roma alcuni giorni fa, quasi certamente ad opera di un rumeno.
La demagogia è la diffusione – ad opera di molti esponenti di primo piano della politica nazionale e dei pessimi organi di stampa (giornali e televisioni) del nostro Paese – dell’idea che questo sia un delitto “rumeno”.
Ho sentito dire più volte e in più sedi in questi giorni: “Basta con i delitti dei Rumeni”, “Basta con i Rumeni”.
Ma questo delitto con i Rumeni non c’entra proprio niente, per le semplici ragioni che cercherò di esporre qui appresso.
Anzitutto, è falso che “questi delitti li commettono sempre più spesso gli stranieri”, perché, invece, questi delitti li commettono tutti e sempre più spesso gli italiani.
L’elenco di “bravi italiani” autori negli ultimi anni di singoli omicidi e di vere e proprie stragi particolarmente violente e raccapriccianti è lunghissimo e, per non fare la fatica di una ricerca documentale dettagliata, mi limito ai casi più clamorosi che mi vengono in mente qui e ora.
Dunque, andando a memoria:
- ad agosto scorso un bravo italiano in quel di Sanremo ha assassinato a coltellate per strada la ex fidanzata, dopo che qualche tempo fa ne aveva già assassinata un'altra, sempre di ex fidanzata;
- poco tempo prima un bravo italiano ha seppellito a badilate (ed è morta sepolta viva) la ragazza con la quale aveva una relazione extraconiugale, dalla quale aspettava un figlio (nell'occasione ha ucciso madre e bimbo);
- qualche mese fa due bravi italiani hanno fatto una strage a coltellate e Erba, perchè i vicini di casa gli stavano antipatici. Ovviamente tanti che la pensano come "la maggioranza" hanno subito detto e scritto cose molto gravi contro il marito e padre di due delle vittime, che è tunisino. Una pagina vergognosa di giornalismo può essere letta sul sito del «Corriere della Sera» (uno dei più letti giornali italiani), che ha subito indicato nel marito e padre di due delle vittime, del tutto innocente, il pericoloso assassino, che nell'articolo viene chiamato anche "il tunisino";
- l’anno scorso è stato assassinato il piccolo Tommy (Tommaso Onofri) con modalità tragicamente violente e dolorose;
- qualche anno fa un branco di bravi minorenni italiani capitanato da un bravo maggiorenne italiano ha assassinato a coltellate nel petto Desirè Piovanelli, di quattordici anni, che "non ci stava";
- qualche anno fa due “bravi ragazzi italiani”, Erika e Omar, hanno assassinato a coltellate la mamma e il fratellino di Erika e poi hanno accusato della strage un rumeno, che quella brava ragazza di Erika ha riconosciuto fra le foto segnaletiche dei Carabinieri (e meno male che i Carabinieri sono riusciti a smascherare la ragazza, altrimenti avevamo un rumeno innocente all’ergastolo);
- poche settimane fa Chiara Poggi è stata assassinata con un corpo contundente a Garlasco e l'assassino dev’essere una persona a lei comunque vicina, né straniera né rumena;
- ancora ieri, in provincia di Lecce, una brava mamma di famiglia definita da un giornale come una “commerciante molto conosciuta” ha bussato alla porta di casa dei vicini e ha assassinato a coltellate una donna e ferito con diverse coltellate il marito.
E tantissimi altri casi (fra l’altro, purtroppo, moltissimi dei quali vedono le donne come vittime dei loro mariti/fidanzati/aspiranti tali/ex tali).
Si tratta di delitti ripugnanti, non meno gravi di quello di Roma per il quale si è scatenata l'indignazione dei politici di ogni colore.
Immaginate cosa sarebbe accaduto se anche solo uno o due dei delitti che ho appena elencato fossero stati commessi da rumeni, o da persone di colore, o da libici, o da musulmani, o da qualunque altra persona “non dei nostri”.
Sulla base di questi semplici rilievi, deve dirsi che è falso che il delitto di Roma dell’altro giorno dimostri che i rumeni sono violenti e criminali. Delitti come quelli in Italia se ne commettono tanti e solo pochissimi ad opera di stranieri.
Su questo vi sono, poi, statistiche ufficiali, citate in un articolo di questo blog.
In questi giorni ho sentito anche fare un’equazione suggestiva, ma tecnicamente del tutto inaccettabile, secondo la quale, poiché “certi fenomeni” (alludendo all’immigrazione) possono causare un aumento della “criminalità”, sarebbe dovere della politica “reprimere i fenomeni” così da evitare che diventino criminogeni.
Ma se un tale “ragionamento” avesse un qualche fondamento, si dovrebbe osservare che alcuni reati – i furti con destrezza, per esempio – vengono commessi tendenzialmente da “poveri” (perché chi, anche delinquente, sta un minimo “bene”, non compie quel tipo di reati ad alto rischio di cattura e a bassa redditività). Dunque, si dovrebbero perseguire i poveri, per evitare i borseggi.
Accadrebbe così che, per colpire i “poveri che delinquono”, si colpirebbero i “poveri tout court”.
Così come in questi giorni, per colpire (o forse meglio, con la scusa di colpire) “i Rumeni che delinquono” stiamo colpendo “i Rumeni tout court”.
Ho visto in televisione ruspe che spazzavano via poveri effetti personali di poveri esseri umani, la polizia controllare con piglio aggressivo decine di persone del tutto "in regola", che si sentivano, invece, palesemente discriminate. Ho letto sui giornali di squadristi che hanno pestato e accoltellato degli innocenti solo perchè “Rumeni” e di qualche “bravo ed eroico italiano” che ha messo una bomba carta in un negozio gestito da Rumeni.
In realtà, ciò che è accaduto e sta accadendo in Italia ad opera di politici di ogni colore e senza una adeguata ribellione di un popolo in preda alla più grande disinformazione è una cosa molto grave per la giustizia e la democrazia.
La giustizia penale non funziona per niente. Non “funziona poco e male”, proprio “non funziona per niente”.
E questo perché chi è potente in questo Paese non intende sottoporsi ad alcun controllo di legalità.
In sostanza da molti anni la giustizia è tenuta intenzionalmente in una condizione di gravissima inefficienza per impedirle di “dare fastidio” al potere.
Bruno Tinti lo ha spiegato in tutti i modi e anche su questo blog si trovano diversi interventi sul punto.
Per tutti, mi limito a citare: «Il legislatore non vuole che la giustizia penale funzioni»;
«Una giustizia forte con i deboli e debole con i forti»;
«Le responsabilità della politica nella crisi della giustizia».
Ovviamente l’inefficienza del sistema è divenuta tale ormai da far sì che non solo i potenti, ma tutti “ne beneficino”.
Fra le ultime “iniziative” in tal senso, si consideri l’indulto, fatto e fatto in questo specifico modo – beneficio di tre anni esteso alla quasi totalità dei reati – per consentire di beneficiarne a una persona in particolare – l’on. Previti – del quale indulto, ovviamente, hanno beneficiato tantissimi “delinquenti” e che ha affossato ulteriormente la macchina giudiziaria, che dovrà celebrare nei prossimi anni, migliaia di processi per infliggere pene che non verranno scontate.
Adesso sta accadendo che l’inefficienza complessiva del sistema sta avendo un prezzo politico. Nodi gravi sono venuti al pettine e l’opinione pubblica si è accorta - finalmente! - che “non c’è giustizia”.
Dunque, i potenti (e fra loro i politici) stanno attuando una nuova e più pericolosa strategia: quella del cosiddetto “doppio binario”.
Sono già state introdotte – la più grave la cosiddetta “legge Cirielli”, nella precedente legislatura e molte delle norme del cosiddetto “pacchetto sicurezza” in questa – una serie di leggi che tendono a rendere più efficiente non la giustizia sempre e con riferimento a ogni reato, ma la giustizia solo con riferimento ad alcuni reati, guarda caso quelli che normalmente non vengono commessi da persone ricche e potenti. E con questo "metodo" ingiusto e discriminatorio si intende perseguire ulteriormente.
La follia demagogica di questi giorni “porta acqua a questo mulino”.
Concludo riassumendo la mia modesta opinione nei seguenti punti:
1. Ritengo che in Italia ci sia un gravissimo deficit di legalità e che non ci sia nessuna repressione dei reati (in questo senso condivido le posizioni espresse in ogni dove da Bruno Tinti).
2. Auspico che si proceda finalmente a una seria riforma delle norme di legge in materia di punizione dei reati.
3. Desidero che questo si faccia nei confronti di chiunque delinqua e qualunque reato commetta.
Non dobbiamo consentire che, utilizzando disonestamente stati emotivi collettivi indotti ad arte ci si dia ancora una giustizia che, come ha detto molto bene Bruno Tinti, è "forte con i deboli e debole con i forti".
4. Mi addolora profondamente che il "potere" finora abbia indebolito la giustizia, per non essere perseguito.
5. Mi preoccupa moltissimo che ora, che questo indebolimento si sta vedendo sulla pelle della gente, il "potere" si stia organizzando per realizzare un "doppio binario" (già in atto e destinato a essere ulteriormente rpaticato) per il quale si perseguiranno solo o prevalentemente alcuni "autori" e solo o prevalentemente di alcuni reati.
6. Mi addolora profondamente vedere il mio Paese razzista: come definire, infatti, un Paese che, dinanzi al fatto di cui è stata vittima la povera Giovanna Reggiani, non vede una rapina con stupro e omicidio, ma una rapina con stupro e omicidio “ad opera di un Rumeno”?
7. Vorrei che venissero puniti i criminali in quanto criminali. Punto e basta. E non i Rumeni, o i musulmani, o le persone di colore, in quanto fra loro ci sono criminali (i criminali sono “fra tutti” e non “fra questi o quelli”).
La demagogia e, peggio ancora, la demagogia che fa leva sul razzismo, acceca.
Si consideri che chi abbia visto i telegiornali degli ultimi mesi si sarà convinto che la maggior parte dei morti da incidente stradale sono causati da stranieri ubriachi, mentre l’incidenza statistica degli stranieri sulla mortalità nelle strade è praticamente inesistente e, addirittura, anche l’incidenza dell’alcool come causa dei sinistri non è altissima (fermo restando che, ovviamente, va adeguatamente combattuto l’uso di alcool da parte di chi deve guidare), molte essendo le cause di una mortalità inaccettabile, contro le quali il nostro Paese non si adopera in alcun modo.
E si consideri anche che oggi come oggi ancora molti italiani credono che i Rumeni nel nostro Paese siano “clandestini” e che noi finora li abbiamo “tollerati”.
Mentre la verità è che noi abbiamo scelto, per nostro vantaggio economico, di far parte della Comunità Europea, la quale ha scelto, per proprio vantaggio economico, di fare aderire anche la Romania, sicché oggi i Rumeni sono cittadini “comunitari” e hanno DIRITTO di stare anche nel nostro Paese. Inaccettabile essendo che noi, delle scelte che ho appena riassunto, pretendiamo di prenderci i “lati positivi”, non rispettando gli accordi fatti per la parte in cui crediamo che non ci convengano.
Sulle gravissime e vergognose ingiustizie delle quali sono VITTIME nel nostro Paese gli stranieri, rimando al bell’articolo di Franco Daroma pubblicato in questo blog.
(01 settembre 2007)