Note sulla candidatura di Umberto Veronesi a capo della futura Agenzia per la sicurezza nucleare
(09 agosto 2010)...continua
Il ritorno del volantino, in casella. Che ne nasca un movimento?
(12 giugno 2010)...
E tantissimi altri casi (fra l’altro, purtroppo, moltissimi dei quali vedono le donne come vittime dei loro mariti/fidanzati/aspiranti tali/ex tali).
Si tratta di delitti ripugnanti, non meno gravi di quello di Roma per il quale si è scatenata l'indignazione dei politici di ogni colore.
Immaginate cosa sarebbe accaduto se anche solo uno o due dei delitti che ho appena elencato fossero stati commessi da rumeni, o da persone di colore, o da libici, o da musulmani, o da qualunque altra persona “non dei nostri”.
Sulla base di questi semplici rilievi, deve dirsi che è falso che il delitto di Roma dell’altro giorno dimostri che i rumeni sono violenti e criminali. Delitti come quelli in Italia se ne commettono tanti e solo pochissimi ad opera di stranieri.
Su questo vi sono, poi, statistiche ufficiali, citate in un articolo di questo blog.
In questi giorni ho sentito anche fare un’equazione suggestiva, ma tecnicamente del tutto inaccettabile, secondo la quale, poiché “certi fenomeni” (alludendo all’immigrazione) possono causare un aumento della “criminalità”, sarebbe dovere della politica “reprimere i fenomeni” così da evitare che diventino criminogeni.
Ma se un tale “ragionamento” avesse un qualche fondamento, si dovrebbe osservare che alcuni reati – i furti con destrezza, per esempio – vengono commessi tendenzialmente da “poveri” (perché chi, anche delinquente, sta un minimo “bene”, non compie quel tipo di reati ad alto rischio di cattura e a bassa redditività). Dunque, si dovrebbero perseguire i poveri, per evitare i borseggi.
Accadrebbe così che, per colpire i “poveri che delinquono”, si colpirebbero i “poveri tout court”.
Così come in questi giorni, per colpire (o forse meglio, con la scusa di colpire) “i Rumeni che delinquono” stiamo colpendo “i Rumeni tout court”.
Ho visto in televisione ruspe che spazzavano via poveri effetti personali di poveri esseri umani, la polizia controllare con piglio aggressivo decine di persone del tutto "in regola", che si sentivano, invece, palesemente discriminate. Ho letto sui giornali di squadristi che hanno pestato e accoltellato degli innocenti solo perchè “Rumeni” e di qualche “bravo ed eroico italiano” che ha messo una bomba carta in un negozio gestito da Rumeni.
In realtà, ciò che è accaduto e sta accadendo in Italia ad opera di politici di ogni colore e senza una adeguata ribellione di un popolo in preda alla più grande disinformazione è una cosa molto grave per la giustizia e la democrazia.
La giustizia penale non funziona per niente. Non “funziona poco e male”, proprio “non funziona per niente”.
E questo perché chi è potente in questo Paese non intende sottoporsi ad alcun controllo di legalità.
In sostanza da molti anni la giustizia è tenuta intenzionalmente in una condizione di gravissima inefficienza per impedirle di “dare fastidio” al potere.
Bruno Tinti lo ha spiegato in tutti i modi e anche su questo blog si trovano diversi interventi sul punto.
Per tutti, mi limito a citare: «Il legislatore non vuole che la giustizia penale funzioni»;
«Una giustizia forte con i deboli e debole con i forti»;
«Le responsabilità della politica nella crisi della giustizia».
Ovviamente l’inefficienza del sistema è divenuta tale ormai da far sì che non solo i potenti, ma tutti “ne beneficino”.
Fra le ultime “iniziative” in tal senso, si consideri l’indulto, fatto e fatto in questo specifico modo – beneficio di tre anni esteso alla quasi totalità dei reati – per consentire di beneficiarne a una persona in particolare – l’on. Previti – del quale indulto, ovviamente, hanno beneficiato tantissimi “delinquenti” e che ha affossato ulteriormente la macchina giudiziaria, che dovrà celebrare nei prossimi anni, migliaia di processi per infliggere pene che non verranno scontate.
Adesso sta accadendo che l’inefficienza complessiva del sistema sta avendo un prezzo politico. Nodi gravi sono venuti al pettine e l’opinione pubblica si è accorta - finalmente! - che “non c’è giustizia”.
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