Note sulla candidatura di Umberto Veronesi a capo della futura Agenzia per la sicurezza nucleare
(09 agosto 2010)...continua
Il ritorno del volantino, in casella. Che ne nasca un movimento?
(12 giugno 2010)...«Quando le donne stanno bene, tutto il mondo sta meglio»
Amartya Sen (premio Nobel per l’Economia)
Riassunto
In tutto il mondo, la mobilità geografica vede sempre più come protagoniste le donne, non solo mogli e madri, ma anche
studentesse e di lavoratrici. Anche in Italia, negli ultimi anni, c’è stata una chiara tendenza alla femminilizzazione dei
flussi di immigrati, e la presenza di donne straniere è sempre più cospicua e in aumento. Sono spesso queste donne
che sostituiscono quelle italiane nei loro tradizionali compiti di cura di bambini e anziani (cfr. Giuliana Chiaretti sempre su
Golem).
Da dove vengono e chi sono? I dati correnti svelano una realtà di straniere che immigrano da sole o in coppia,
prevalentemente giovani e in età attiva, protagoniste di unioni – a volte miste – e di nascite (tanto che un bambino su
dieci che nasce in Italia ha entrambi i genitori stranieri), ma che si scontrano con problemi economici, di integrazione e di
salute.
Inoltre, se nel complesso la componente femminile è pari alla metà degli stranieri presenti in Italia, in realtà, per alcune
nazionalità, gli squilibri a favore degli uomini e delle donne sono spesso molto forti, specchio dei diversi modelli migratori.
La chiave di lettura di genere risulta, quindi, essenziale per leggere la variegata realtà del fenomeno dell’
immigrazione.
1. Immigrate
Quante e da dove
Negli ultimi quaranta anni, in tutto il mondo – ma con l’eccezione della regione araba, dove le norme socio-culturali
continuano a limitare la mobilità femminile – ad emigrare sono tanto gli uomini che le donne, in numero pressoché
uguale (UNPFA, 2006).
In Italia, secondo gli ultimi dati disponibili, sono regolarmente presenti oltre un milione e ottocento mila donne straniere,
pari quasi alla metà degli immigrati (49,9%; Caritas/ Migrantes, 2007). Nel grafico 1 sono indicate le prime dieci
nazionalità di provenienza delle donne immigrate. Le aree di provenienza delle immigrate sono soprattutto l’Europa dell’
Est, il lontano oriente e l’America Latina. Le più numerose sono le rumene (quasi trecentomila), seguite da Ucraine e
Albanesi (oltre cento cinquantamila). Sotto le centomila presenze, le donne cinesi, filippine, moldave e polacche. Di poco
sotto le cinquantamila presenze, le peruviane e le ecuadoregne.
Dalla piramide delle età (figura 2), si vede che per il complesso della popolazione straniera la struttura per sesso
appare abbastanza bilanciata. In realtà è il risultato di squilibri a favore degli uomini o delle donne, anche molto ampi, per
alcune nazionalità.
Nella figura 3 è riportato il numero dei maschi presenti ogni 100 femmine per le varie aree di provenienza della
popolazione straniera in Italia. Le donne sono prevalenti per le nazionalità est-europee (oltre il 90% di estoni; oltre l’80%
di lettoni, lituane, ucraine, russe, bielorusse e ceche; oltre il 60% di moldave), tra alcune nazionalità latinoamericane
(oltre l’80% di cubane; oltre il 70% di dominicane e brasiliane; oltre il 60% di ecuadoregne e peruviane), tra alcune
nazionalità asiatiche (quasi 90% di tailandesi e oltre il 60% di filippine), oltre che tra i gruppi dei paesi più sviluppati (Nord
America e Europa) e alcune aree dell’Africa (oltre 70% Capoverde e Madagascar, intorno al 60% Etiopia, Kenya e
Nigeria).
Abbastanza equilibrata per sesso la numerosa comunità rumena (con una debole prevalenza femminile – il 53%) e
quella cinese (con una debole prevalenza maschile – il 53%).
La componente maschile risulta, invece, nettamente preponderante tra gli immigrati dal Maghreb e dall’Africa sub-
Sahariana (dal grafico 3 si nota il record di oltre 450 maschi senegalesi ogni 100 connazionali di sesso femminile, ma
anche Egitto, Tunisia, Marocco hanno valori intorno ai 2 maschi ogni femmina) e dal subcontinente indiano (tra i
pakistani e bengalesi in particolare ci sono oltre 2 maschi in media per ogni donna).
La composizione di genere risulta, quindi, una caratteristica imprescindibile nello studio e nella comprensione della
presenza straniera in Italia e dei processi migratori secondo la provenienza.
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