MARIO AGOSTINELLI

Sviste

Note sulla candidatura di Umberto Veronesi a capo della futura Agenzia per la sicurezza nucleare

(09 agosto 2010)

...continua

MARIO AGOSTINELLI

La visione economica della Lega e la trappola del federalismo fiscale

Collegare la pretesa del federalismo fiscale con una ipotesi di politica economica centrata sull'impresa e sull'eversione del principio di uguaglianza sociale su scala nazionale: è l'assunto di queste note, estratto di un intervento in uscita il 10 luglio prossimo su "Alternative per il Socialismo".

(05 luglio 2010)...

RHEDA ZIONE

Genuino Clandestino - sotto con le sottoscrizioni!

Un film-documentario sul movimento di resistenza contadina e sulla diffusione di mercatini periodici per lo scambio di prodotti alimentari e per il sostegno ai piccoli produttori.

(21 giugno 2010)...

ROSSANA DI FAZIO

Scrivilo al tuo vicino!

Il ritorno del volantino, in casella. Che ne nasca un movimento?

(12 giugno 2010)...

MONICA DEMATTè

Montagne di tè

Questa pagina odora di montagna; vi si racconta del Monte Wuyi (Fujian), di conoscenza, del pericolo costuituito dal connubio scellerato che potere e il denaro riservano quando hanno per obiettivo appunto solo altro potere e altro denaro (non si riesce quasi mai a parlare veramente d'altro). Ci si respira comunque aria e spazio, quello che serve in questi giorni davvero stretti e scellerati.

(28 maggio 2010)...

Lavori in Corso

I numeri delle donne

Rossana Di Fazio

Il mio libro di Natale

«Morti di Sonno» di Davide Reviati

Il mio libro di Natale è Morti di Sonno di Davide Reviati, Coconino Press, 2009.
È un romanzo a fumetti, un graphic novel, come si dice, ma non è solo una storia, è un vero romanzo.
Un romanzo dove sono a) dei personaggi – un gruppo di ragazzini, e dunque di caratteri, personalità diverse, ben descritte e dove si agitano fantasmi di amicizia e affetti che mai indugiano nel sentimentale; b) un luogo d’azione, il villaggio fra Ravenna e gli stabilimenti del petrolchimico ANIC che ospita i suoi dipendenti;c) le vicende che si snodano in quel luogo in uno stretto giro di anni – dieci? dodici? che segnano la trasformazione di quei sei bambini in giovani e adulti.
Sia chiaro: di Natale neanche l’ombra, e forse la mia idea dispiacerà all’autore. Per me questo è un libro di Natale perché se c’è un pensiero che il Natale comunque porta è l’idea dell’infanzia, del Bambino. Il Bambino, qualunque cosa se ne pensi, e proprio indipendentemente dalla religione, è una promessa, la promessa di un futuro, la promessa di un divenire reale di qualcosa che ancora non è stato. Il frutto di un fiore sconosciuto, perché nuovo; e il desiderio di tutto questo è così profondamente radicato e necessario da sopravvivere a tutto, persino alla realtà, alla cronaca, alla mercificazione dell'infanzia, alla sua strumentalizzazione...
Nelle belle pagine del libro di Reviati quella potenza si scatena nelle tante partite di calcio: la vita esplode su quei campetti dove si evocano tutti i sogni di gloria, la potenza del gesto e del gioco, il rischio di farsi male, la Vita nella sua dimensione epica e panica, totale. E poi il lavoro delle relazioni, la comprensione dell’altro che avviene solo grazie a una prossimità, a una vicinanza, tutto nei bei disegni e nelle parole misurate - e a varie dimensioni, quasi a tradurre i tanti registri vocali- proprio come nei migliori romanzi di formazione.
E poi c’è poi un’azione, anzi una Presenza, tremenda, non detta, ma allusa.
Se l’intero mondo è restituito dalla prospettiva del protagonista, Rino-Koper, sono le non-azioni la parte più presente nel libro, che pure sono appunto più evocate che descritte; come negli incubi si evita di guardare quello che fa davvero paura da vicino: così di questa presenza se ne vedono solo gli effetti, i risultati, un fiume che puzza, persone di cui si racconta la morte, la sparizione, una crisi di follia, la malattia, un pianto.
Il villaggio è quello voluto da Enrico Mattei, che nella storia d’Italia ha un suo posto d’onore come imprenditore e protagonista dello slancio economico degli anni Cinquanta/Sessanta, un posto però pieno di punti di domanda, data la sua morte tragica in un incidente aereo. Ed è anche una figura che evidentemente misura nel libro la contraddizione di una ricchezza realizzata a carissimo prezzo, di un’imprenditoria considerata «illuminata» che non ha esitato ad erigere cattedrali mostruose e nefaste, a segnare malamente la vita futura di territori, acque, animali, persone, bambini. Insomma, questo luogo è una trappola: è una trappola di sicurezza, una trappola che dà pane e lavoro a chi ci vive, e perfino bosco e verde ai suoi giovanissimi bambini.
Ma una trappola resta pur sempre una trappola.
Questa condizione di chi vive di pane e veleno; la costrizione di chi accetta di venire a patti con qualcosa che non si può o non si riesce a contrastare; la latitanza del rispetto e della dignità che pesa su tutto il libro; la presenza prepotente del desiderio – trattenuto, esploso nel gioco e nella corsa – e il libro sa dire questa dimensione in cui il corpo gioisce e pensa davvero; la sapienza con cui sono dosati i non detti ed è cadenzato il racconto, mai didascalico; il tradimento dell'infanzia ad opera di un’intera società di adulti incapace di rinnovare davvero nulla; il desiderio di scappare ben oltre quel campo di calcio, al quale comunque si vuol bene; la tristezza dei padri e l’impotenza delle madri; il fatto di essere un libro “di maschi” con qualche rara presenza femminile, quasi a reclamare una riscossa di quel desiderio, di quella vitalità che dal campo di calcio deve trasferirsi al mondo reale.
Tutti questi pensieri sono frutto di questa lettura e fanno per me, di questo libro, uno splendido libro di Natale. Vinca il Bambino.

(24 dicembre 2009)

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