MARIO AGOSTINELLI

Sviste

Note sulla candidatura di Umberto Veronesi a capo della futura Agenzia per la sicurezza nucleare

(09 agosto 2010)

...continua

MARIO AGOSTINELLI

La visione economica della Lega e la trappola del federalismo fiscale

Collegare la pretesa del federalismo fiscale con una ipotesi di politica economica centrata sull'impresa e sull'eversione del principio di uguaglianza sociale su scala nazionale: è l'assunto di queste note, estratto di un intervento in uscita il 10 luglio prossimo su "Alternative per il Socialismo".

(05 luglio 2010)...

RHEDA ZIONE

Genuino Clandestino - sotto con le sottoscrizioni!

Un film-documentario sul movimento di resistenza contadina e sulla diffusione di mercatini periodici per lo scambio di prodotti alimentari e per il sostegno ai piccoli produttori.

(21 giugno 2010)...

ROSSANA DI FAZIO

Scrivilo al tuo vicino!

Il ritorno del volantino, in casella. Che ne nasca un movimento?

(12 giugno 2010)...

MONICA DEMATTè

Montagne di tè

Questa pagina odora di montagna; vi si racconta del Monte Wuyi (Fujian), di conoscenza, del pericolo costuituito dal connubio scellerato che potere e il denaro riservano quando hanno per obiettivo appunto solo altro potere e altro denaro (non si riesce quasi mai a parlare veramente d'altro). Ci si respira comunque aria e spazio, quello che serve in questi giorni davvero stretti e scellerati.

(28 maggio 2010)...

Lavori in Corso

I numeri delle donne

Michele Sancisi

Intervista a Clint Eastwood,
80 anni a cavallo del set

Temi e luci di Invictus

Clint Eastwood sul set di "Invictus" (2010)

Stringere la mano a Clint Eastwood, sedersi davanti a lui e avere a disposizione qualche minuto della sua attenzione non è roba di tutti i giorni. Giunto alla ragguardevole soglia degli 80 anni (li compirà il prossimo 31 maggio), l’eroe d'azione del poliziesco americano e dello spaghetti western è oggi il più autorevole grande vecchio del cinema statunitense, e non solo per i due Oscar personali, ottenuti dopo i 60 anni di età, ma per la venerazione di cui ormai gode anche presso quella critica militante che qualche decennio fa era più propensa a snobbarlo, per il fatto di aver dato volto e sostanza a personaggi decisamente scomodi, come l'ispettore Callaghan, cucitogli addosso da Don Siegel con Dirty Harry (1971), eroe fascista per eccellenza, degno erede del non meno destrorso gringo dalla pistola facile narrato da Sergio Leone.
Se fosse, quella, una visione manichea dettata da un eccessivo ideologismo dell'epoca o se siamo invece oggi più disponibili a rimescolare tutto in un tiepido brodino buonista è questione su cui si potrebbe discutere.
A Clint Eastwood va dato atto di aver saputo reinventarsi completamente, e più di una volta. L'ultima stagione (in ordine di tempo) della sua produzione è forse la più feconda e interessante, da Mystic River (2003) a Gran Torino (2008), passando per Million Dollar Baby (2004). L’ho intervistato durante la presentazione a Londra dell'ultima impegnativa regia, Invictus, ispirata alla biografia di Nelson Mandela e alla finale del Mondiale di Rugby del 1995 in Sudafrica.

Con Invictus Eastwood lascia l'America profonda che per molti anni ha amato raccontare. Esce anche dal mondo livido e dolente di Unforgiven e Million Dollar Baby per raccontare una storia che un tempo si sarebbe definita edificante, di riscatto sociale e politico attraverso lo sport. Il film, in uscita il 26 febbraio nelle sale italiane, è tratto dal libro Nelson Mandela and the Game that made a Nation di John Carlin, che rievoca la geniale gestione del mondiale di rugby da parte dell'allora Presidente del Sudafrica come occasione di riunificazione del suo popolo alla fine dell'apartheid. Dopo 27 anni di carcere Mandela seppe convincere i suoi concittadini neri a tifare per la squadra degli Springboks composta dai loro ex-aguzzini bianchi, trascinandola così verso una storica vittoria che fu un punto di svolta nell'edificazione di una nuova identità nazionale. Una vicenda che Morgan Freeman, interprete "naturale" di Mandela, sognava da tempo di portare sullo schermo e che ha proposto all'amico Eastwood, coinvolgendo poi Matt Damon nel ruolo del capitano della squadra. Entrambi gli attori sono candidati agli Oscar 2010.

Molta gente alla sua età desidera solo quiete e riposo, lei fa un film dietro l'altro e va addirittura in Sudafrica a girare un film molto impegnativo produttivamente.

«Non credo che esista un'età giusta per fare qualcosa. L’età non conta molto per me, anche se certo preferirei averne ancora 39 o 49. Ho la fortuna di continuare a fare quello che mi piace di più. Il mio lavoro mi appassiona in ogni suo aspetto e anzi ora mi sento più libero di accettare nuove sfide, forse perché adesso so più cose, anche se a questa età si tende a dimenticarne un po'… Insomma non ho nessuna intenzione di andare in pensione per ora.»

Questa volta però lei non è presente come attore, intende dedicarsi solo alla regia?

«Si, lo dissi anche in passato, poi con Gran Torino mi smentii perché la parte era giusta per me. Ma mi sono un po’ stancato di vedermi sullo schermo. Ho recitato per tanto tempo, 56 anni più o meno… Oggi preferisco stare dietro la macchina da presa e non dovermi preoccupare del guardaroba o cose simili, potermi concentrare sul soggetto e aiutare gli altri attori. Lavorare con professionisti che conosco da 30 o 40 anni è un grande piacere e in qualche modo io posso recitare attraverso di loro, passandogli qualcosa della mia esperienza.»

Da cosa trae il suo maggiore stimolo professionale?

«Ogni film, come ogni esperienza della vita, mi insegna qualcosa, anche ora che ho una certa età, proprio come succede a un giovane. Il mondo cambia e anche noi cambiamo di conseguenza, continuamente.»

A proposito di cambiamento, lei ha sostenuto John McCain alle ultime presidenziali. Cosa pensa del primo anno di governo Obama e vede qualche analogia tra lui e Mandela, due leader neri molto carismatici?

«Non lo so, non direi. Entrambi hanno vinto una importante elezione, ma a parte questo non vedo analogie. Mandela viene da circostanze molto particolari. Ha dovuto lottare pur essendo parte di una maggioranza razziale oppressa nel suo paese. La sua è una vicenda unica, come lo è il modo in cui ha saputo agire. È ancora presto per fare dei confronti perché Obama ha appena iniziato il suo percorso. Io gli auguro di riuscire nel suo compito ma certo ha davanti una situazione molto difficile da gestire. Ha molto da imparare anche lui giorno dopo giorno.»

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TU COME LA VEDI?

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