MARIO AGOSTINELLI

Sviste

Note sulla candidatura di Umberto Veronesi a capo della futura Agenzia per la sicurezza nucleare

(09 agosto 2010)

...continua

MARIO AGOSTINELLI

La visione economica della Lega e la trappola del federalismo fiscale

Collegare la pretesa del federalismo fiscale con una ipotesi di politica economica centrata sull'impresa e sull'eversione del principio di uguaglianza sociale su scala nazionale: è l'assunto di queste note, estratto di un intervento in uscita il 10 luglio prossimo su "Alternative per il Socialismo".

(05 luglio 2010)...

RHEDA ZIONE

Genuino Clandestino - sotto con le sottoscrizioni!

Un film-documentario sul movimento di resistenza contadina e sulla diffusione di mercatini periodici per lo scambio di prodotti alimentari e per il sostegno ai piccoli produttori.

(21 giugno 2010)...

ROSSANA DI FAZIO

Scrivilo al tuo vicino!

Il ritorno del volantino, in casella. Che ne nasca un movimento?

(12 giugno 2010)...

MONICA DEMATTè

Montagne di tè

Questa pagina odora di montagna; vi si racconta del Monte Wuyi (Fujian), di conoscenza, del pericolo costuituito dal connubio scellerato che potere e il denaro riservano quando hanno per obiettivo appunto solo altro potere e altro denaro (non si riesce quasi mai a parlare veramente d'altro). Ci si respira comunque aria e spazio, quello che serve in questi giorni davvero stretti e scellerati.

(28 maggio 2010)...

Lavori in Corso

I numeri delle donne

Monica Demattè

Montagne di tè

(Parliamo d'altro?)

la raccolta del tè sotto la pioggia

Questa volta sono partita per la Cina con l’intenzione di andare sul Monte Wuyi (Fujian) durante il raccolto del mio tè preferito, per assistere al processo di lavorazione. Da Song, un amico cantonese che ne è diventato produttore e che mi ha iniziato al suo apprezzamento, mi fa sapere che il periodo giusto è alla fine di aprile – inizio di maggio. Ci diamo dunque appuntamento nell’accogliente gazebo di Chen Jianlin, un signore sulla settantina, asciutto e svelto, che ha vissuto qui per qualche decennio e si è battuto contro lo sfruttamento indifferenziato dell’ambiente ad opera di amministratori locali corrotti e senza scrupoli. Di fronte abbiamo il Da Wang Feng, la grande cima sovrana e, avendo appena lasciato la piana del fiume Giallo, mi ristora il verde e il profumo delle montagne. Jianlin ‘shu’, come viene chiamato (‘zio’ Jianlin), si muove in continuazione fra i diversi crocchi di persone amiche che sono venute a trovarlo, versa acqua bollente sulle foglie di tè, subito riversa il liquido già colorato nelle tazze e in brocche individuali di sua creazione, che permettono di berne grandi quantità. Molto diverso dalla degustazione a cui sono abituata, con tazze assai minute. Inizialmente è un po’ riservato, poi accortosi che, pur straniera, sono ben al corrente della realtà cinese, dà stura alla sua vena ironica, corrosiva, che investe i mali del governo locale e centrale. Per una volta si beve il tè senza parlarne: la degustazione passa in secondo piano e si perde quel raro piacere di distaccarsi da ogni altro pensiero e preoccupazione. È chiaro che Jianlin ‘shu’ ha voglia e bisogno di esprimere le sue idee sulla contemporaneità, sui mali della cultura mediatica, e gli fa piacere trovare nuovi interlocutori. Nel frattempo però versa in continuazione, e appare un po’ contrariato se le brocche rimangono piene. Ci parla dei problemi del monte Wuyi, dei rischi che corre se ne viene fatta una propaganda troppo vasta nel tentativo di far diventare questo tè ‘aristocratico’, da sempre privilegio di pochi, un prodotto di massa. Non si tratta di essere esclusivi, ma di proteggere la qualità e le caratteristiche di una lavorazione che, composta di quindici momenti diversi, necessariamente mantiene alto il prezzo del prodotto. Senza contare che il suolo su cui cresce questo ‘tè di roccia della Montagna Wuyi’ (che fa parte della più grande categoria del wulong, tè a fermentazione parziale), è così limitato da assicurare una quantità molto ridotta di foglie. Si tratta, insomma, di stabilire una ‘denominazione di origine controllata’ in modo da salvaguardare sia i produttori che i consumatori. Non è facile in un paese come la Cina, dove i nuovi ricchi, per affermare pubblicamente lo status ottenuto, ostentano l’acquisto di beni preziosi e famosi senza averne una conoscenza approfondita. Per assurdo, racconta Jianlin ‘shu’ con scherno, ci sono due tipi di tè ‘nero’ (cioè a fermentazione completa) locali che sono stati portati a prezzi elevatissimi (circa 1200 euro al chilogrammo) senza che la qualità ne giustifichi il costo, e sono ricercati da coloro che vogliono farne doni esclusivi. In Cina i ‘regali’ di questo tipo sono paragonabili alle nostre bustarelle, ma in alcuni casi invece di contenere banconote presentano prodotti molto rari e costosi. Sono utilizzati quasi sempre per accattivarsi i favori di amministratori pubblici potenti e viziati.

La lotta di Jianlin ‘shu’ lo ha escluso dai pubblici impieghi per ‘incompatibilità’… e ora dal suo piccolo paradiso trema per l’integrità dall’ambiente circostante, così ricco e così fragile. La montagna Wuyi è famosa per le sua bellezza, oltre che per il tè, ed è stata attrezzata turisticamente. Le automobili private non possono entrare nelle aree protette, e si paga un biglietto molto salato per accedere alle zone interne.

Nel frattempo il tempo si è guastato e piove, con grande preoccupazione dei produttori, perché le foglie bagnate sono più difficili da lavorare. In quindici giorni si decide la fortuna di tutto l’anno: a differenza di altre località qui si fa un solo raccolto.
Mentre saliamo nelle strette gole rocciose, ci passano accanto uomini e donne con grandi cesti in equilibrio sul bilanciere. Raccolgono anche sotto la pioggia, con pazienza, coperti da larghi cappelli e da impermeabili. Da Song ci fa notare i fazzoletti di terreno coltivati ordinatamente, adagiati fra enormi pareti rocciose. Raggiungiamo il luogo dove, secondo la tradizione, vive ancora il primo esemplare del particolare tipo di albero del tè (famiglia della Camellia sinensis) che è poi diventato il più famoso fra quelli prodotti qui: Da hong pao, ‘grande veste rossa’. Nelle mani di un monaco le sue foglie in infusione avrebbero dissetato e rinvigorito un letterato esausto partito in viaggio per sostenere gli esami imperiali, il quale, essendosi guadagnato i più alti onori al fianco dell’imperatore, sarebbe poi tornato a ringraziare e a gustare propriamente la miracolosa bevanda. I caratteri rossi incisi e poi dipinti accanto a pochi arbusti abbarbicati sulla roccia verticale mostrano che i leggendari ‘predecessori’ sono tuttora conosciuti e onorati.

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