Note sulla candidatura di Umberto Veronesi a capo della futura Agenzia per la sicurezza nucleare
(09 agosto 2010)...continua
Il ritorno del volantino, in casella. Che ne nasca un movimento?
(12 giugno 2010)...Che relazione corre tra uno spicchio d'aglio ed il concepimento d'un infante? La risposta ad una così curiosa, ed apparentemente futile, domanda si può trovare fra le righe dell'ultimo romanzo di Miguel Delibes, uno dei più valenti protagonisti del panorama letterario spagnolo contemporaneo1.
Nel primo capitolo del suo ultimo romanzo El hereje, ("L'eretico", 1998) si raccontano, fra macro e microstoria, le vicende di un cristiano eterodosso nella Valladolid dell'inquisizione e degli autodafè. Il commerciante di pellame Bernardo Salcedo consulta il reputato medico Francisco Almenara circa la (presunta) sterilità della moglie. Il fisiatra, dopo aver spiegato al suo ricco cliente tutti i misteri dell'infertilità, e l'incertezza, sempre in agguato, nel sapere chi dei due membri di una coppia sia la vera causa di tale sciagura, sottopone donna Catalina, sposa di Salcedo, a una particolare tecnica di analisi. Spogliata la donna, e distesala su un comodo giaciglio, il celebre cerusico richiede alle servanti una testa d'aglio. Ne stacca, quindi, uno spicchio e, avendolo pelato con ogni cura, lo introduce nella vagina della paziente, aggiungendo le parole seguenti: "Domani non si alzi fino al mio arrivo. Devo essere il primo ad annusarla"2. L'indomani mattina, assai presto, Francisco Almenara ritorna alla magione del dovizioso commerciante. Ordina alla donna di alzarsi dal letto e le richiede, gentilmente, di alitargli sul naso. Alla prima zaffata, l'olfatto esperto del medico gli consente di giungere alla diagnosi: nel corpo di donna Catalina le vie della procreazione sono aperte; il pungente afrore dell'aglio si comunica senza impedimenti dalla vagina alla bocca.
Che questa messa in scena sia il frutto dell'immaginazione perversa di uno scrittore? Lo si può credere solo fino a quando non si legga il diciannovesimo capitolo del trattato di medicina Examen de ingenios, del medico e fisiatra Huarte de San Juan, nell'edizione del 1594, intitolato Che donna deve sposarsi con che uomo perché possa concepire3. Alla donna che, essendo sposata, non riesca a generare un figlio, Huarte, rifacendosi ad Ippocrate, prescrive due espedienti, al fine di appurare se sia per sua causa o perché il seme del marito non è capace di fecondarla. Il primo è di profumarsi con incenso od altra essenza d'analoga intensità, e poi di cingere strettamente la veste avendo cura che le sottane sfiorino il pavimento, di modo che né vapore né fumo di alcuna sorta ne possano fuoriuscire; e, se di lì a poco si percepisce l'odore dell'incenso nella bocca della donna, questo è un segnale certo che i cammini del suo utero sono aperti. Il secondo espediente è di prendere una testa d'aglio ("una cabeza de ajos" - eh sì, secondo Huarte uno spicchio non è sufficiente), mondata fino al cuore odoroso, e di introdurla nella vagina della paziente. Se, passato il tempo di una notte, l'odore d'aglio si diffonde nella bocca, anche in questo caso si verifica che la donna è perfettamente capace di concepire.
Flemmatici, sanguigni, collerici, melanconici. Corpi e caratteri della letteratura e della medicina
Miguel Delibes è forse solo l'ultimo di una lunga serie di scrittori, narratori e poeti che hanno utilizzato la dottrina medica di Huarte de San Juan come ingrediente della loro fantasia. Tuttavia, se l'autore contemporaneo attinge ai trattati cinquecenteschi di fisiologia i dettagli bizzarri con i quali infarcire una storia che, peraltro, si costruisce e si snoda secondo le tecniche narrative attuali, nei poeti e nei prosatori della fine del Cinquecento e di tutto il Seicento, soprattutto spagnolo, si riscontra un legame molto più stretto fra teoria medica e creazione letteraria. Lo scrittore, ma anche, più in generale, l'artista, si rivolgeva al fisiatra, al cerusico, e persino all'alchimista o al fisiognomista, per sapere come inventare il carattere e finanche il sembiante fisico dei personaggi. Oggi la medicina è una scienza sempre più vicina ai laboratori e sempre più distante dagli scrittoi, e per un verso ciò è senz'altro un bene. Tuttavia al momento nessuna disciplina medica, forse nemmeno quelle più interessate alla psiche dell'uomo, come la psichiatria o la psicanalisi, potrebbero essere, per il narratore, ciò che Huarte de San Juan, e prima di lui Galeno ed Ippocrate, furono, almeno fino all'epoca dei Lumi: una fonte imprescindibile per la conoscenza dell'uomo, dei suoi pensieri, sentimenti e azioni, gli stessi che l'immaginazione narrativa cerca di descrivere e spiegare secondo altri percorsi.
Un esempio, forse uno dei più illustri, basti per dar prova di tutto ciò. Nel personalissimo commentario che Miguel de Unamuno scrisse del Quijote, sotto forma di una Vida de Don Quijote y Rancho4 (Unamuno 1987), una delle prime riflessioni è dedicata alla complessione, fisica e psicologica (le due cose vanno insieme nella medicina antica) del cavaliere manchego. Don Quijote, dice Unamuno:
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