MARIO AGOSTINELLI

Sviste

Note sulla candidatura di Umberto Veronesi a capo della futura Agenzia per la sicurezza nucleare

(09 agosto 2010)

...continua

MARIO AGOSTINELLI

La visione economica della Lega e la trappola del federalismo fiscale

Collegare la pretesa del federalismo fiscale con una ipotesi di politica economica centrata sull'impresa e sull'eversione del principio di uguaglianza sociale su scala nazionale: è l'assunto di queste note, estratto di un intervento in uscita il 10 luglio prossimo su "Alternative per il Socialismo".

(05 luglio 2010)...

RHEDA ZIONE

Genuino Clandestino - sotto con le sottoscrizioni!

Un film-documentario sul movimento di resistenza contadina e sulla diffusione di mercatini periodici per lo scambio di prodotti alimentari e per il sostegno ai piccoli produttori.

(21 giugno 2010)...

ROSSANA DI FAZIO

Scrivilo al tuo vicino!

Il ritorno del volantino, in casella. Che ne nasca un movimento?

(12 giugno 2010)...

MONICA DEMATTè

Montagne di tè

Questa pagina odora di montagna; vi si racconta del Monte Wuyi (Fujian), di conoscenza, del pericolo costuituito dal connubio scellerato che potere e il denaro riservano quando hanno per obiettivo appunto solo altro potere e altro denaro (non si riesce quasi mai a parlare veramente d'altro). Ci si respira comunque aria e spazio, quello che serve in questi giorni davvero stretti e scellerati.

(28 maggio 2010)...

Lavori in Corso

I numeri delle donne

Roberta Bartoletti

Sulle tracce di una invenzione

Viaggi e pellegrinaggi mediatici

Può capitare, muovendosi lungo una delle tante strade che congiungono la Via Emilia al Po e che attraversano paesaggi e paesi tipici della pianura padana, di trovarsi come riportati indietro nel tempo, di fronte a un cartello di benvenuto che accoglie i passanti alle soglie di un paese come tanti.

Peppone e Don Camillo

Brescello è appunto un paese come tanti, uguale a molti altri centri della bassa, non solo reggiana; chiunque abbia trascorso la sua infanzia o tempi più o meno mitici della propria biografia nella pianura padana può, credo, facilmente riconoscere luoghi e modi di vita della provincia, e in qualche modo sentirsi a casa.
A me Brescello ricorda il paese di mia nonna e di mia madre, un luogo dove difficilmente ci si reca per spirito di avventura, un luogo dove semplicemente si vive (il che comunque non è certo poca cosa).
Per me Brescello era semplicemente un paese lungo la strada verso un'altra meta - il grande fiume, un ristorante dove volevo ritornare - ma nei miei ricordi era anche vagamente associato a immagini di vecchi film, che raccontavano storie di gente di altri tempi.
L'auto non si ferma di fronte al cartellone sbilenco e fuori scala, che nella memoria mi è rimasto impresso in bianco e nero, ma il cordiale "Benvenuti nel paese di Peppone e don Camillo" costringe a una sosta nel centro del paese, la piazza senza la quale nessun insieme di case potrebbe definirsi tale.

Cosa fa di Brescello il paese di Peppone e don Camillo? L'uomo dalla cui fantasia i due personaggi sono stati creati non era nato a Brescello, ma in un paese i cui luoghi e la cui gente probabilmente non erano molto diversi. Si narra che fu il regista francese della serie di film ispirati ai romanzi di Guareschi a scegliere Brescello come set cinematografico, all'inizio degli anni Cinquanta. Un set cinematografico in forma di città, con tutti i suoi abitanti (o perlomeno molti di loro). La vita, i racconti e l'economia di un paese per circa quindici anni sono così strettamente legati alle vicende di due personaggi immaginari.
Immaginari sì, nel senso che non è mai veramente esistito un parroco di nome don Camillo che parlava con il Cristo crocifisso nella sua chiesa, e nemmeno il suo rivale, sindaco comunista e un po' testone. Ma anche se non sono mai nati, i caratteri e le storie di questo prete e di questo sindaco sono più reali di molte altre storie, emergono dai ricordi mitici di Guareschi, sono il racconto di un tempo e delle sue genti. Con l'intervento di un narratore1.
Se la storia finisse qui, si potrebbe dire che Peppone e don Camillo sono gli eroi di una recente mitologia paesana, personaggi immaginari che sono stati incorporati nella storia fondante di un luogo, fondante la sua identità, storie che ne segnano la specificità, il carattere2.
Ma la visita a Brescello smorza il senso di tenerezza verso questo passato un po' mitico, e mostra invece un presente abbastanza prosaico. L'aleggiante presenza di Peppone e don Camillo è schiacciata dalla didascalica installazione di due statue di bronzo che li rappresentano ai lati opposti della piazza; bar, pizzerie, osterie e quant'altro sottolineano fin troppo che quello è "il paese di..." e, per finire, girando l'angolo si trova il luogo della museificazione del mito, dove tutto è catalogato e dotato di legenda 3. Per chi non lo sapesse, per chi non ricordasse.

Perché dedicare tante parole a questa storia? Perché Brescello è un luogo perfetto per osservare processi di ben più ampia portata e rilevanza, che investono il senso dei luoghi e del nostro viaggiare. Da cui la piccola Brescello esce ancora relativamente indenne, forse proprio grazie al suo essere un paese come tanti, e di scarso interesse per i flussi turistici più avanzati.
Brescello sarà anche un paese in un angolo sperduto della pianura, ma da un certo punto di vista è all'avanguardia: mostra una connessione di crescente rilevanza tra immaginario dei media e industria turistica, che negli ultimi quindici, vent'anni sta emergendo con grande e nuova forza.
Una nuova frontiera del turismo consiste infatti nel passaggio dalla vendita di prodotti alla vendita di emozioni e questo vale per il turismo come per ogni altro settore dell'economia. Non si tratta più solo semplicemente del passaggio dal valore d'uso al valore di scambio dei luoghi, investiti da un progressivo processo di mercificazione. I luoghi diventano materia prima per la produzione di esperienze emotive, a carattere effimero, evenemenziale. E per le nuove forme di turismo emozionale i media offrono risorse cruciali: dal loro immaginario il mercato può infatti attingere per creare nuove occasioni di produzione di valore aggiunto.
Le storie e le immagini prodotte da letteratura, cinema, televisione e nuovi media sono elementi portanti dell'immaginario collettivo contemporaneo, e ne rispettano i tratti principali: da un lato, sono largamente note e condivise, e quindi supportano la comunicazione e la sua riproduzione, dall'altro sono agganciate alle forme dell'immaginazione individuale, anche per la loro capacità e prassi di ripescare forme e contenuti mitici per poi riprodurli e tradurli secondo le proprie logiche. All'immaginario collettivo di un luogo e della sua gente, fatto di immagini, storie e simboli che sono costitutivi della sua identità, si sovrappone dunque un immaginario dei media, che pur attingendo esso stesso dai contenuti del primo, risponde alle proprie logiche e al proprio codice. E in questo modo i media svolgono per la società nel suo complesso una funzione fondamentale, quella di produrne la memoria, selezionando per essa cosa dimenticare e cosa ricordare4. E per il sistema economico, e in particolare per il turismo, compiono un lavoro importante ai fini della sua riproduzione (perché si continuino a comprare e vendere viaggi, souvenir, cartoline e quant'altro).

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TU COME LA VEDI?

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