MARIO AGOSTINELLI

La visione economica della Lega e la trappola del federalismo fiscale

Collegare la pretesa del federalismo fiscale con una ipotesi di politica economica centrata sull'impresa e sull'eversione del principio di uguaglianza sociale su scala nazionale: è l'assunto di queste note, estratto di un intervento in uscita il 10 luglio prossimo su "Alternative per il Socialismo".

(05 luglio 2010)

...continua

RHEDA ZIONE

Genuino Clandestino - sotto con le sottoscrizioni!

Un film-documentario sul movimento di resistenza contadina e sulla diffusione di mercatini periodici per lo scambio di prodotti alimentari e per il sostegno ai piccoli produttori.

(21 giugno 2010)...

ROSSANA DI FAZIO

Scrivilo al tuo vicino!

Il ritorno del volantino, in casella. Che ne nasca un movimento?

(12 giugno 2010)...

MONICA DEMATTè

Montagne di tè

Questa pagina odora di montagna; vi si racconta del Monte Wuyi (Fujian), di conoscenza, del pericolo costuituito dal connubio scellerato che potere e il denaro riservano quando hanno per obiettivo appunto solo altro potere e altro denaro (non si riesce quasi mai a parlare veramente d'altro). Ci si respira comunque aria e spazio, quello che serve in questi giorni davvero stretti e scellerati.

(28 maggio 2010)...

GIUSEPPE GOZZINI

Libertà vo’ cercando

Il 13 maggio 2010 si è spento Giuseppe Gozzini. È stato il primo obiettore di coscienza cattolico e per questa scelta aveva subito un processo marziale e il carcere. Riprendiamo qui le sue riflessioni scritte per "Golem l'Indispensabile" in risposta alla sollecitazione di Gherardo Colombo sul tema Scegliere.

(24 maggio 2010)...

Lavori in Corso

I numeri delle donne

Roberta Bartoletti ,

Sulle tracce di una invenzione

Viaggi e pellegrinaggi mediatici

Cartolina dal 'paese di Heidi'


Un esempio lampante di questa deriva dell'industria turistica è costituito dalla creazione di Heidiland e Heididorf, la regione e il paese di Heidi, nelle Alpi svizzere5. Si tratta delle montagne dove intorno alla metà dell'Ottocento la scrittrice Johanna Spyri trascorreva le sue vacanze e che avrebbero successivamente ispirato l'ambientazione della storia letteraria di Heidi.
Il merito dell'invenzione del nome Heidiland va attribuito al direttore dell'Ufficio del Turismo di San Moritz, che nel 1979 ne deposita il marchio. Ma dal punto di vista promozionale evidentemente l'associazione fra la elitaria regione di San Moritz e un'umile bambina di montagna appare problematica, e così il marchio rimane inutilizzato fino al 1997, quando i diritti vengono ceduti alla regione di Bad Ragaz, nella Svizzera nord-orientale, e a una catena di ristoranti lungo l'autostrada. Nello stesso anno il comune di Maienfeld, escluso per pochi chilometri da Heidiland, ne rivendica l'appartenenza inaugurando la "Casa di Heidi - l'originale" (protetta anch'essa da marchio depositato), che solo in quell'anno conta 15.000 visitatori, di cui un quarto giapponesi. Nel 2000 i visitatori di Maienfeld sono diventati 60.000, di cui la metà giapponesi.
Cosa distingue Heidiland e Heididorf dalla miriade di tutte le altre regioni e paesi alpini? Il radicamento in un immaginario fortemente supportato dai media, in particolare nelle molteplici traduzioni (film, serial televisivi, cartoni animati, fumetti) di un classico della letteratura per l'infanzia, che già da solo conta circa 20 milioni di copie vendute nel mondo in una cinquantina di lingue diverse. Tra le molteplici versioni, di particolare rilevanza l'anime giapponese pensato a metà degli anni Settanta per il mercato europeo, che riattualizza il mito di una bambina semplice, capace di un rapporto spontaneo e autentico con la vita e la natura. E spiega la sproporzionata affluenza di turisti dal Giappone, per i quali la Heidi disegnata funziona quasi da mediatore culturale tra Oriente e Occidente.
La traduzione turistica dell'immaginario su Heidi prevede quindi immersione in paesaggi naturali, contatti diretti con animali, gesti, luoghi e sapori di altri tempi, un paradiso bucolico per adulti e bambini. L'industria del turismo offre le emozioni di un viaggio nel passato, un passato mitico non ancora contaminato dalla modernità. Un mito che funziona universalmente, per tutti gli abitanti della modernità. Un mercato potenzialmente globale, supportato dai media globali.
L'industria turistica ha quindi prodotto un luogo capace di offrire modi di essere ed emozioni di un passato esso stesso immaginario, che può essere riattualizzato a richiesta: i viaggi nel virtuale, si sa, non hanno necessariamente bisogno di molta tecnologia.
A questo punto qualcuno potrebbe sollevare un'obiezione. A chi non è capitato di fare un viaggio trascinato da un romanzo letto con passione, alla ricerca di immagini, atmosfere e tipi umani già vissuti mentalmente? E di costringersi, ad esempio, a prendere un affollato traghetto per le isole di Hyéres, al largo della costa mediterranea francese, per godersi un bicchiere di bianco nei tavolini all'aperto di un caffè a Porquerolles? Magari, approfittando dell'aria aperta per fumarsi la pipa, senza il rischio di indispettire i vicini di tavolo. Se non è capitato a voi, conoscerete probabilmente qualcuno che ha viaggiato in questo modo6. E che pur facendo questo, non si sente turista, quanto piuttosto viaggiatore.
Che differenza c'è, allora, tra viaggi sulle tracce del commissario Maigret, viaggi a Brescello all'inseguimento di Peppone e don Camillo ed escursioni nelle Alpi di Heidi? Una differenza sottile, che dipende molto anche dal punto di vista.
Dal punto di vista del viaggiatore, credo che viaggi come quello a Porquerolles possano essere assimilati ai viaggi di formazione che non si compiono più, come nei secoli passati, all'interno di un progetto di educazione preciso e istituzionalizzato (in particolare, inserito in un contesto di classe sociale), ma che seguono percorsi individualizzati, relativamente più autonomi dalle appartenenze sociali e culturali. Le emozioni che si provano, le esperienze che si fanno, hanno un senso per il viaggiatore, per lui e non per altri, e in qualche modo lo nutrono (simbolicamente). Viaggi così, possono condurre anche a Brescello7.
Dal punto di vista dell'industria turistica, sapere che ci sono viaggiatori che si muovono sulla spinta di queste emozioni può far venire in mente di organizzare vacanze sulle tracce del commissario Maigret, predisponendone le prove - targhe che certificano "Maigret ha mangiato qui", "Maigret ha dormito qui"8. Questi viaggi organizzati potranno essere per qualcuno viaggi di formazione? Credo sia molto difficile, ma non mi sentirei di affermare che sia impossibile.

La distinzione tra un immaginario emotivo fondante e un immaginario prodotto dai media, che in qualche modo altera i luoghi, trasformandoli in vettori di emozioni prodotte altrove, dà quindi nuovi contenuti anche alla distinzione tra viaggiatore e turista.
E getta forse una luce un po' sinistra sulla figura del turista. Che si presenta come un bonificatore di luoghi, corresponsabile della obliterazione del loro carattere, della loro specificità, che deve lasciar spazio ad una fruizione di emozioni di superficie, che non possono farsi carico del lavoro di stratificazione del tempo. Anche perché il turista, dal punto di vista dell'industria del viaggio, deve essere sempre pronto a ripartire, non può stabilire legami troppo profondi con i luoghi che visita, perché gli impedirebbero di continuare il suo mestiere.
Il turismo emozionale, producendo emozioni di cui tutti devono poter godere, annulla le matrici tradizionali dell'appartenenza - la nascita e la stratificazione delle esperienze e del vissuto, che producono l'attaccamento a un luogo e l'identità.
I turisti vengono addirittura associati da Marc Augé ai militari, in quanto entrambi fanno dei luoghi dei nonluoghi nel senso credo più interessante del termine, di luoghi senza memoria, o meglio, senza una memoria del primo tipo. Includono i luoghi in un processo incessante di generalizzazione, che investe miti e storia9. Non è forse un caso che la figura del turista sia stata scelta come prototipo dell'inclusione nella società globale10.
Il viaggio della tarda modernità, il viaggio del turista, diviene allora un viaggio che percorre luoghi neutralizzati, che perdono individualità e specificità, che si generalizzano per rendere possibili emozioni costruite altrove e sempre più mediate. Così almeno nelle intenzioni dei sistemi turistici.

A Porto Empedocle, sulla costa siciliana, comitive di turisti snobbano chiese e palazzi barocchi per andare alla ricerca della casa tarocca del commissario Montalbano, protagonista di una serie di racconti gialli di Camilleri reso famoso soprattutto dalla serie televisiva a lui dedicata (peccato che la casa si trovi in un altro comune, in provincia di Ragusa). È tanta la fama di questo commissario immaginario che gli stessi amministratori locali hanno deciso di ribattezzare il comune: dalla primavera del 2003, Porto Empedocle porta come secondo nome quello di Vigata, con il benestare del romanziere11. E nei bar del paese si vendono gli arancini di Montalbano. Siete sicuri di non volerli assaggiare?

Note

1. Sul mito come "passato condensato in storia fondante" cfr. in particolare Jan Assmann, La memoria culturale, Einaudi, Torino, 1997.

2. Credo che ciò sia dimostrato anche dal fatto che la lotta politica attuale tra giunta cittadina e opposizione si richiami ancora a queste due figure come se fossero realmente vissute; lo testimoniano ad esempio alcuni articoli comparsi tra il 26 e il 28 marzo 2002 su "La Padania".

3. Le due statue nella piazza centrale di Brescello sono state inaugurate nel giugno 2001, mentre il museo è stato fondato da un'associazione di privati nel 1989. Si tratta quindi di azioni relativamente recenti, quando la progressiva scomparsa dei protagonisti diretti può mettere in pericolo la memoria.

4. Cfr. Niklas Luhmann, La realtà dei mass media, Angeli, Milano, 2000.

5. I rispettivi siti sono www.heidiland.com e www.heidi-swiss.ch."

6. Se a Porquerolles, spinto dalla lettura di Il mio amico Maigret, di Georges Simenon, la cui prima edizione risale al 1949.

7. Questo suggeriscono diversi siti Internet di entusiastici viaggiatori privati che si sono recati a Brescello e documentano le loro esperienze ed emozioni.

8. Il che peraltro si è già realizzato.

9. Si veda l'articolo di Marc Augé, Sotto le macerie anche le parole, "Il Manifesto", 6 aprile 2003, che scrive: "Il nonluogo della guerra è quello dei turisti con tanto di casco e armi blindate, missili e aiuti alimentari, che si stupiscono, fuori da casa loro, di non essere più a casa loro", mentre "coloro che hanno coscienza di essere aggrediti, invasi, scoprono improvvisamente il proprio attaccamento allo spazio nel quale vivono. E ne fanno un luogo, accettano di legarlo a un passato comune, di esprimere solidarietà che ancora poco prima non erano affatto scontate. In altri termini, prendono coscienza della loro identità".

10. Ad esempio Zygmunt Bauman costruisce la coppia dicotomica di turisti e vagabondi che nel panorama contemporaneo penso possano ben esemplificare la distinzione tra inclusi ed esclusi della società - mondo. Cfr. Dentro la globalizzazione. Le conseguenze sulle persone, Laterza, Roma-Bari, 1999.

11. Stefano Bartezzaghi, Il sogno di essere un luogo da romanzo, "La Repubblica", 29 aprile 2003.

(01 agosto 2003)

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