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Rheda Zione

Bella festa!

22 maggio, Fiat Café la Triennale, Milano. Come è andata?
Allora: la banda d'Affori (anno di fondazione 1853) c'era tutta, stendardo e qualche gentile signora al seguito. Lettori parecchi, collaboratori e affezionati anche. Fra tutti oltre 200 persone: le sedie non bastavano!
Il prato con le sculture della Triennale era bello e ospitale e non ha piovuto. Anche le belle parole non sono mancate. (Per ascoltarle, andate in fondo alla pagina)

Mentre gli ospiti cominciavano ad arrivare e a scendere la scala verso il bel prato del Fiat Cafè della Triennale «Il tamburo principal della banda d'Affori» ha risuonato per noi, proprio quella canzone che nel ventennio fu apprezzata dagli antifascisti perché nel "tamburo che comanda 550 pifferi" vi si riconosceva segnatamente il duce e il numero dei componenti della camera del fascio e delle corporazioni. E pensate che quando abbiamo invitato la banda d'Affori questa storia ancora non la sapevamo... Quando si dice l'istinto antifascista...
Poi si dà inizio alla festa di parole e altre musiche.

Danco Singer ha salutato ricordando le parole scritte per noi da Vittorio Foa (in Scritti Scelti):
«L'irrilevanza del linguaggio è la prova di un disimpegno etico.»
Quando le parole non significano più nulla le cose non vanno mai bene, come ci ha insegnato il nostro passato molto prossimo. Ha quindi ricordato come l'impegno politico di "Golem L'Indispensabile" si esprima in tante competenze diverse, e quanto ci piace mischiare le carte, perché la differenza e la qualità sono un valore etico in sé.

Quindi ha introdotto il magistrato Giuliano Turone in veste d'attore, il quale ha letto le prime terzine dell'Inferno antesco in un modo che sarebbe molto piaciuto al Queneau degli Esercizi di stile: british, american, catalano, genovese versione Gilberto Govi, napoletano e milanese, in altrettante autorevoli traduzioni e accompagnate da conveniente arte oratoria e gestuale: uno spasso e una sorpresa; perché le terzine mantengono la loro bellezza in tutte le lingue, e ne guadagnano nuove romanzesche atmosfere.

Umberto Eco, Gherardo Colombo, Furio Colombo, Moni Ovadia, Danco Singer

Poi Umberto Eco per ricordare l'anima ludica della rivista ha letto uno dei suoi giochi pubblicati su Scritti Scelti, quegli omofoni e omografi che un conto è dirli, un conto è farli...
A lui il senatore Furio Colombo ha fatto seguito un gran bel discorso. Ha detto "ci sono delle stazioni di cambio dei cavalli nell'infinito spazio della rete" e "Golem" ha rappresentato e rappresenta una di queste occasioni per mutare le regole della comunicazione politica, esigenza fortissima e necessità primaria di un futuro differente.
Moni Ovadia ha poi ripreso il tema della irrilevanza del linguaggio e del paradosso, raccontando delle belle storielle e poi il senso di ABRACADABRA, che deriva dall'ebraico e significa "parlando creo".
Altro che irrilevanza!
A questo punto Guido Ruzzier, un nostro affezionato e brillante rimatore-lettore, mi si avvicina e mi allunga celatamente un biglietto dicendomi di leggerlo più tardi; voi cos'avreste fatto? L'ho letto subito:

«Al FIAT Café ci son gli intellettuali,
o, almeno, così ho letto sui giornali.
Li corro ad ascoltare:
c'è sempre da imparare
anche dai più insipienti intellettuali.»

Guido Ruzzier
Fiat café 22.05.06

Lì per lì, lo confesso, son rimasta un po' male; ma mi ha fatto piacere conoscere Guido Ruzzier. E poi ho trovato, il giorno successivo, un suo messaggio di felicitazioni, che mi ha rincuorato.

Quindi ha parlato Renato Mannheimer, raccogliendo alcuni temi forti proposti da Furio Colombo – per esempio che non si deve andare nelle trappole dei salotti televisi, bisogna fare altro. La cosa era interessante anche perché lui, Mannheimer, invece ci va. E ha detto, Mannheimer, alcune cose fra cui: che non è che tutti quelli che non la pensano come noi sono dei cretini. E che piuttosto è importante riuscire a capire perché pensano quello che pensano, e come parliamo loro, e di cosa parliamo. E cosa sanno, per esempio, visto che a guardar bene, tante persone appaiono così disinformate, così ignare e disinteressate a tutto da suggerirci che dovremmo piuttosto, anche solo per convenienza, sforzarci di comunicare con loro, visto che togliere loro il diritto di voto potrebbe apparire impopolare...

Giuliano Turone

Allora Gherardo Colombo ha detto che questo sì che lo interessa! E ha parlato, con il suo tono pacato e preciso, di questioni veramente centrali nella vita di una società; per esempio che lui continua a essere fiducioso nella capacità di migliorare della persona umana, nonostante tutte le efferatezze compiute da altrettante persone umane. E che però è di essenziale importanza la responsabilità individuale, quella funzione di controllo e vigilanza precedente alla sanzione che garantirebbe la coesione sociale in funzione dei contenuti condivisi, dei valori e non solo del mezzo e delle forme: perché anche le leggi razziali erano leggi! Ma gli individui devono condividere e vigilare circa il valore della legge, non solo il rispetto di essa. Perché, ha detto "io sono fiducioso della persona, ma bisogna che la persona si dia una mossa". E la frase mi ha colpito.

Allora poi anche Salvatore Bragantini ha parlato di questo, del ruolo essenziale dei "whistleblower" nell'aver scoperchiato i principali scandali economici nel mondo e in Italia, dalla parmalat ai furbetti. E ha messo lì un indizio: in inglese il termine indica chi fischia per avvertire di un pericolo, mentre, nei vocabolari di uso corrente, la traduzione italiana del termine assume la connotazione decisamente spregiativa di "spia, guastafeste"; il che la dice lunga su come, da noi, venga visto chi non aderisce e non collude con un andazzo criminoso e perseguibile... Allora è intervenuto Alessandro Penati a rispondere sul calcio, visto che anche lì le cose sembrano aver rivelato analoghi e discutibili meccanismi.

Umberto Eco, Gherardo Colombo, Renato Mannheimer, Furio Colombo, Moni Ovadia, Danco Singer

Rossana Di Fazio, Sylvie Coyaud, Renato Mannheimer, Danco Singer, Salvatore Bragantini

Poi Danco Singer ha invitato Mariateresa Fumagalli Beonio Brocchieri, ricordando il suo contributo essenziale, nella rivista, a mostrare le cose da un altro punto di vista, solo apparentemente lontano. E invece nei suoi articoli impariamo qualcosa sia della realtà attuale che del medioevo: sia di come siamo arretrati noi, sia di come quel mondo lontano che pure ci appartiene risulti essere più attento alle differenze e forse meno omologato; Mariateresa Fumagalli ha confermato questo uso quasi metaforico del termine medioevo e come a guardar bene, l'articolazione dei termini in quel contesto, dalla politica al governo, dal ruolo degli intellettuali a quello delle donne, abbia fin troppo da insegnarci. Poi Singer ha invitato Sylvie Coyaud, altro pilastro della rivista (la più fedele: mi par proprio che non abbia saltato neanche un numero in dieci anni!) sui temi della scienza, della ricerca e anche della presenza delle donne nella società, oltre che in questi ambiti; temi ben documentati nei suoi testi raccolti nel volume. Ed era tardi. E colpevoli noi di non aver calcolato lo spazio per far parlare altre e altri. L'ultimo a parlare è stato Giorgio Galli: possibile che nella società dell'informazione, che ci sommerge di notizie e fantasie le persone e i giovani non sappiano perchè stanno a casa il 25 aprile o non abbiano assolutamente idea di alcune cose essenziali sulle quali si organizza la società? Non ci sarà bisogno di un Golem per ragazzi? (Noi della Rheda Zione già questo lo diciamo da tempo, e ci prepariamo). Infine ha ricordato i due mondi narrati nella Fiamma della regina Loana, il mondo dell'Impero e delle canzonette, che convivono come oggi convivono questa diffusa ignoranza e questa abbondanza di strumenti, tecnologie e notizie. E poi ha detto che lui La banda d'Affori se la ricorda, cantata il giorno in cui gli ultimi soldati italiani si arrendevano in Tunisia.
Poi Eco e Singer hanno salutato tutti. Quindi brindisi e ancora banda d'Affori. E belle chiacchiere.
E poi tutti a casa. Grazie a chi è venuto e a chi ci ha pensato.
Speriamo di rivederci presto.

Rheda Zione (Rossana Di Fazio e Stefania Bonini)
La quale Rheda ringrazia anche e molto Margherita Marcheselli, Monia Rolfi, Massimiliano Vianello.

Giuliano Turone (circa 3,2 Mb).

Umberto Eco (circa 3,2 Mb).

Furio Colombo (circa 3,2 Mb).

Renato Mannheimer (circa 3,2 Mb).

Moni Ovadia (circa 3,2 Mb).

Gherardo Colombo (circa 3,2 Mb).

(01 giugno 2006)