MARIO AGOSTINELLI

Sviste

Note sulla candidatura di Umberto Veronesi a capo della futura Agenzia per la sicurezza nucleare

(09 agosto 2010)

...continua

MARIO AGOSTINELLI

La visione economica della Lega e la trappola del federalismo fiscale

Collegare la pretesa del federalismo fiscale con una ipotesi di politica economica centrata sull'impresa e sull'eversione del principio di uguaglianza sociale su scala nazionale: è l'assunto di queste note, estratto di un intervento in uscita il 10 luglio prossimo su "Alternative per il Socialismo".

(05 luglio 2010)...

RHEDA ZIONE

Genuino Clandestino - sotto con le sottoscrizioni!

Un film-documentario sul movimento di resistenza contadina e sulla diffusione di mercatini periodici per lo scambio di prodotti alimentari e per il sostegno ai piccoli produttori.

(21 giugno 2010)...

ROSSANA DI FAZIO

Scrivilo al tuo vicino!

Il ritorno del volantino, in casella. Che ne nasca un movimento?

(12 giugno 2010)...

MONICA DEMATTè

Montagne di tè

Questa pagina odora di montagna; vi si racconta del Monte Wuyi (Fujian), di conoscenza, del pericolo costuituito dal connubio scellerato che potere e il denaro riservano quando hanno per obiettivo appunto solo altro potere e altro denaro (non si riesce quasi mai a parlare veramente d'altro). Ci si respira comunque aria e spazio, quello che serve in questi giorni davvero stretti e scellerati.

(28 maggio 2010)...

Lavori in Corso

I numeri delle donne

Mario Pagliaro ,

Il Cnr a Palermo. Una storia complessa fra università e territorio

Dei 10 istituti e 3 centri attivi alla metà degli anni '90, restano in via La Malfa 3 sezioni locali e un istituto. Altre 2 sezioni operano al parco d'Orleans ed una, uscita dalla facoltà di agraria, affitta una sede alla periferia sud della città. L'unico istituto con sede a Palermo è quello di biomedicina intitolato a Monroy.
Di qui, nel 2006, l'idea di fondare proprio a Palermo un nuovo istituto internazionale: l'Institute of scientific ethics and methodology (etica e metodologia scientifica) che organizzando un Master in lingua inglese aperto a ricercatori e studenti di tutto il mondo dal 2007 contribuirà ad arrestare -- invertendolo – il fenomeno della "fuga dei cervelli" che affligge Palermo e l'intera Sicilia.

Prospettive fra sole, recessione e brain-drain
La Sicilia è storicamente terra di grandi scienziati: da Cannizzaro a Majorana fino a Michele Parrinello e Napoleone Ferrara, genera talenti che si affermano in Italia e in giro per il mondo. Ma la scuola scientifica nel suo complesso rimane debole e frazionata.
Nel 1981 l'immissione in ruolo degli assistenti ope legis abbassa drasticamente la qualità del corpo docente. Come nel resto d'Italia, gli effetti non tarderanno a farsi sentire.
E nei primi anni del nuovo secolo alla prima rilevazione della produzione scientifica Palermo fatta dalla conferenza dei rettori, Palermo è ultima con buona pace dello sconcertato (e bravo) rettore - il primo apertamente di centrosinistra - che lamenta l'esclusione dalla classifica dei (pochi) libri scritti dai suoi docenti.

I ricercatori degli istituti palermitani producono ricerche nel solco di quelle dei loro direttori: professori del locale ateneo. Col tempo, inizieranno a separarsene, a tratti anche con esiti brillanti. Ma senza la necessaria continuità. E, soprattutto, senza che al Cnr riesca a nascere una scuola scientifica autonoma che caratterizzi compiutamente la sede.

Sostiene Gavino Manca che "la coperta" della ricerca italiana sarebbe "troppo corta". Cioè, spiega tecnologo ex capo della ricerca Pirelli, il ritardo accumulato in Italia in termini di infrastrutture, conoscenze e reti di collaborazione è talmente elevato che la via migliore è quella di prenderne atto; e quindi avviare i giovani migliori all'estero per poi stabilire reti di collaborazione con gli expatriates accedendo in modo organico ai migliori centri di ricerca internazionali.

Di fatto, è quello che succede al Cnr di Palermo. L'acquisto di strumentazioni è fermo alla fine degli anni '90; e risalgono al 2001 le ultime assunzioni di giovani ricercatori. Nel frattempo, nei settori dove operano gli istituti palermitani - biologia, chimica, medicina e informatica - i progressi fatti a livello internazionale si leggono sui giornali quasi quotidianamente.

All'inizio degli anni 2000, la città entra in crisi. L'economia entra in una fase di profonda recessione che dura ancora oggi. Nel 2001, la città vota in massa la coalizione di centrodestra.
Ricomincia l'emigrazione di massa che però, questa volta, colpisce innanzitutto la classe agiata i cui figli non riescono più a trovare lavoro né come professionisti né come ricercatori: le assunzioni, tanto al Cnr che all'università, sono bloccate per 5 anni consecutivi. La segretaria cittadina del partito di maggioranza relativa fa causa al datore di lavoro per aver lavorato in nero e dichiara a un foglio locale: "ricevevamo migliaia di lettere con la richiesta di una raccomandazione. Ad ogni mille curricula ricevuti avevo ordine di distruggerli".

Palermo, e la Sicilia, sono sole di fronte alle sfide della globalizzazione. Gli universitari, usi a decenni di sonnolente agiatezza, non sanno come reagirvi. Le università settentrionali organizzano incontri promozionali in città per attrarvi studenti siciliani. E infatti, le immatricolazioni iniziano a diminuire: il brain-drain inizia a 18 anni.

I ricercatori del Cnr allora si dividono in due gruppi. Da una parte coloro che hanno deciso di arrendersi: alcuni smettendo di fare ricerca e altri preferendo allettanti offerte di istituti di ricerca tedeschi e americani.
Dall'altra, quelli che vi hanno opposto una progettualità nuova e si sono dotati di fondi esterni e collaboratori, come usa dire, "a progetto".

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